PASCAL QUIGNARD | SULL'IDEA DI UNA COMUNITÀ DI SOLITARI

Quignard: Sull'idea di una comunità di solitari

Collana Entelechìa | 2016 | pp. 104 | ISBN 9788898630134 | brossura | € 13,00 | 

 

Traduzione di Angela Peduto

«Quaesivi in omnibus requiem, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro. Le traduco così: Ho cercato dappertutto in questo mondo il riposo – requiem –, un abbandono, una pausa, e da nessuna parte li ho trovati se non in un angolo con un li­bro.»

 «La particolarità di Port-Royal è per me l’invenzione appassionante – anche se diffi­cilmente concepibile per lo spirito – di una comunità di solitari.» (Pascal Quignard)


Vallata della Chevreuse, a pochi chilometri da Parigi: del monastero femminile più celebre e discusso del ‘600 restano solo rovine. Fondato nel 1204, Port-Royal divenne un vivace centro di spiritualità e di cultura, polo d’attrazione per intellettuali laici in fuga dal mondo: i «solitari». Dal 1660 il monastero fu oggetto di continui oltraggi da parte della Chiesa e della monarchia. Tra il 1710 e il 1713 Port-Royal fu raso al suolo su decreto del Re Sole con l’approvazione del papa. Intorno a queste vicende Quignard compone un libro di straordinaria intensità. Sono le ombre dei solitari di Port-Royal a popolare queste pagine, e le ombre di altri suoi libri: Meaume l’incisore, Georges de La Tour il pittore, Sainte Colombe il violista. E Purcell, Froberger, Abelardo, Rameau. La scrittura si conferma qui arte della solitudine, paradossale linguaggio del silenzio, come paradossale è l’idea di una comunità di solitari. La musica, onnipresente, canta silenziosa dietro le parole, rende più lieve la malinconia e addolcisce le rovine.

Copertina di Tiziana Valente | particolare di una stampa di Antoine Watteau (Le solitaire)


 RECENSIONI:

Pascal Quignard scrive i suoi testi come una partitura e questo piccolo libro è la traccia di questa musica che porta le sue parole e il suo dire, nel fervore comunicativo dei grandi segreti [Ouest France]

Un misticismo senza religione, più taoista che cristiano, abita questo libro, dove Pascal Quignard si fa un po' monaco, un po' copista medievale, salvando, nel moltiplicarli, i testi civilizzati dell'antichità - attendendo tempi migliori, che lui sapeva non essere destinato a vedere. [Esprit]

Bisogna leggerlo questo piccolo libro, questo splendore [Le Magazine Littéraire]


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