HERMANN BAHR | IL CONCERTO Commedia in tre atti - Con gli scritti su Richard Strauss e l'epistolario Bahr-Strauss

Hermann Bahr: Il concertoCollana Docudrama | 2016 | pp. 212 | ISBN 9788898630226 | brossura | € 16,00

 

A cura di Erik Battaglia

«Mi chiede a cosa stia lavorando ora? Posso rispondere con la nuda verità: a niente, grazie a Dio! Quelle due o tre opere che mi hanno portato il successo mi sono venute durante il sonno o in sogno; quando mi sono svegliato ho cominciato subito a dettarle per somme linee. Il mio più grande successo resta pur sempre Il Concerto. Ho iniziato a dettarlo un mattino, ho continuato al pomeriggio e la fine è venuta da sé. Ciò che per così dire non ti viene dettato in sogno ha poco valore.»

Così Hermann Bahr rievocava la creazione quasi in stato di grazia, nel 1909, della sua opera teatrale più celebre, qui tradotta per la prima volta in italiano. Durante tutto il Novecento Broadway, Hollywood, il cinema tedesco e persino la televisione non si lasciarono sfuggire l’occasione di portare alla ribalta i favolosi personaggi di questa brillante commedia di conversazione, dove la musica di un concerto che in realtà è tutt’altra cosa (una scappatella coniugale) non risuona ma aleggia evocando la più raffinata delle operette di Johann Strauss o la più leggera delle opere di Richard Strauss. Volteggiando a gravità zero nelle residenze lussuose (di città e di montagna) di un pianista virtuoso, meno virtuoso come marito, un uomo fatuo circondato da donne infatuate e natura incontaminata, in una luminosità accecante di interni ed esterni, Bahr ci mostra il lato luminoso (con qualche ombra) della galassia dei musicisti. C’è ben poco di ibseniano nel dramma coniugale che dà sostanza all’azione scenica: il quartetto di protagonisti (rivisitazione decadente di quello mozartiano in Così fan tutte) affida le proprie passioni a un perpetuo movimento di scherzo con accenni di trio (o triangolo), dove i toni drammatici e le isterie personali e coniugali sono relegati a voci secondarie che il lettore attento saprà tuttavia percepire.

Hermann Bahr (1863-34) fu autore di un enorme numero di saggi letterari, studi monografici, indagini sociologiche (una serie di interviste sull’antisemitismo, ad esempio), romanzi e drammi. Studente ribelle e rivoluzionario, in gioventù visse i suoi anni dell’irrequietezza con vigore eroico, nell’esaltante contesto bohemién della Vienna di fine secolo. In quegli anni conobbe e frequentò Hugo Wolf, cui si ispirò per il dramma Il povero pazzo, già edito in questa collana. Anni dopo, nella sua fase più borghese di intellettuale e drammaturgo affermato, entrò in contatto con il compositore agli antipodi di Wolf, Richard Strauss, dedicatario de Il Concerto. Una collaborazione operistica tra i due non andò in porto: ci resta un gustoso epistolario, con la figura di Weingartner – possibile modello del pianista Heink – che incombe come bestia nera. I brillanti scritti di Bahr su Strauss, qui proposti in traduzione, sono altrettanto illuminanti. L’accalcarsi ai festival straussiani di una massa critica e acritica di personaggi equivoci in cerca di esperienze alternative, osservato da Bahr, è già un assaggio della degenerazione dell’arte fruita come rito new age, quasi una secolarizzazione in chiave piccolo-borghese della non meno pericolosa sacralità del fenomeno Bayreuth.

Copertina: Tiziana Valente


DELLO STESSO AUTORE

HERMANN BAHR | IL POVERO PAZZO HERMANN BAHR | ANTISEMITISMO    

 


LEGGI UN ESTRATTO

 
Non riesci a visualizzare il documento? Clicca qui