5 NOVEMBRE | ELOGIO DELLA DISSIDENZA La vicenda di Port-Royal da Sainte-Beuve a Pascal Quignard | Libreria Einaudi BOLOGNA

Port RoyalLibreria Einaudi | Via Mascarella 11/A Bologna | tel. 051.222947 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | ore 17:00 | Ingresso libero (posti a sedere limitati)

Relatori: Angela Peduto e Raffaele Riccio

Partecipa l'attore Leonardo Ventura

Storia esemplare, quella di Port-Royal. Ciò che nel seicento accadde in questo monastero non lontano da Parigi ha lasciato tracce incancellabili nella nostra cultura, malgrado la damnatio memoriae cui Luigi XIV volle consegnarlo. Racconteremo questa storia attraverso le parole di Sainte-Beuve - autore di una monumentale, meravigliosa storia dell'abbazia, tradotta integralmente per Einaudi - e di Pascal Quignard, scrittore contemporaneo che di Port-Royal fa la metafora di una ricerca interiore esigente e priva di compromessi (Sull'idea di una comunità di solitari, Analogon 2016).


Blaise Pascal è soltanto il più celebre dei molti solitari che, convenuti a Port-Royal, scelsero di non obbedire che alla propria coscienza. Le monache, guidate dalla loro badessa, la straordinaria Angelique Arnauld, restano per noi simbolo vivente di resistenza femminile: in nome della propria libertà e autonomia di giudizio osarono contestare i grandi poteri dell'epoca - Luigi XIV, il papato, i gesuiti - e ribellarsi all'obbedienza cieca e irriflessiva cui erano state destinate. La voce di queste donne, definite dal vescovo pure come angeli, orgogliose come Lucifero, ribelli come demoni, arriva fino a noi, portata da coloro che hanno raccolto e trasmesso la lezione di Port-Royal. Racconteremo queste vicende attraverso le parole di Sainte-Beuve - autore di una monumentale, meravigliosa storia dell'abbazia, tradotta integralmente per Einaudi - e di Pascal Quignard, scrittore contemporaneo che di Port-Royal fa la metafora di una ricerca interiore esigente e priva di compromessi (Sull'idea di una comunità di solitari, Analogon 2016).

Port-Royal il nome di un monastero cistercense femminile fondato nel 1204 nella malsana vallata della Chevreuse, pochi chilometri a sud-ovest di Parigi. Per quattro secoli il monastero portò avanti una vita sonnecchiante finché, nel 1609, la sua giovane badessa intraprese una straordinaria riforma che ne fece uno dei più importanti centri di spiritualità del secolo.
Intorno alla comunità di monache, in rapida espansione, si raccolsero i solitari, uomini della società civile desiderosi di ritirarsi dal mondo. Senza legarsi con voti monastici, essi cercavano e trovavano a Port-Royal la solitudine, il silenzio, lo studio, la preghiera.
A metà del Seicento il monastero era diventato una prestigiosa istituzione spirituale e culturale, ma anche educativa grazie all'istruzione che veniva data nelle Piccole Scuole. A partire dal 1660 la vita del monastero e dei solitari fu oggetto di oltraggi prima, di una vera e propria persecuzione poi, da parte della Chiesa per ragioni teologiche e della monarchia per ragioni politiche. Le monache, colte, ribelli e decise a difendere il diritto delle coscienze perchè «si obbedisce a Dio prima che agli uomini», furono deportate, imprigionate, costrette a morire senza estrema unzione. Le scuole furono chiuse e i solitari dispersi. Tra il 1710 e il 1713 l’abbazia di Port-Royal fu completamente rasa al suolo su decreto del Re Sole con l’approvazione del papa. Ma la distruzione lavorò alla produzione di memoria: le tracce che Port-Royal ha lasciato nella cultura europea sono durature e profonde.
Oggi lo smarrimento dei nostri tempi trova in Port-Royal un simbolo di resistenza: la resistenza di uomini che hanno scelto la via della propria indipendenza spirituale e della propria responsabilità personale, la resistenza di donne che, in nome della propria autonomia di giudizio, hanno osato contestare i grandi poteri - Luigi XIV, il papato, i gesuiti - e ribellarsi all’obbedienza cieca e irriflessiva cui erano state destinate.


«Solitari erano chiamati uomini della società civile, aristocratici o ricchi borghesi, che sceglievano i costumi del convento (le sue astinenze, i suoi silenzi, le austerità, le veglie, i compiti, le letture) ma rifiutavano di legarsi con i voti. Erano consiglieri di Stato, medici, avvocati, professori, ufficiali, gran signori. Lasciavano la corte per fare venti chilometri e ritrovarsi in un bosco. Potarono. Risanarono i piccoli acquitrini perennemente intrisi d'acqua che costeggiavano la riva e poco a poco erodevano le fondazioni della cappella. Edificarono le loro casupole dall’altra parte del muro, ai bordi del monastero dove si erano ritirate donne che ammiravano, fanciulle la cui reclusione provocava il loro rimpianto, sorelle che amavano. […] Non si lasciavano guidare da alcuna regola esteriore, non obbedivano a nessuno, gelosi soltanto del loro ritiro dal mondo, grandi amministratori del loro ritiro selvaggio - grandi economi, grandi bonificatori di paludi, grandi giardinieri del silenzio. Studiavano. Non davano del tu a nessuno. Non davano del tu a Dio, né ai fanciulli né ai poveri né alle bestie. […] Nel 1678 gli ultimi solitari furono costretti a lasciare la fattoria delle «Granges», sotto la minaccia del carcere o del rogo. Nel 1711 Port-Royal fu rasa al suolo con l’ordine di Luigi XIV che «non ne restasse pietra su pietra». Poi, alla fine dell’autunno, quando il freddo era pungente, la terra coperta di neve, le tombe furono aperte. I cani affamati, i corvi, le cornacchie, i topi dei campi divorarono la carne rimasta sulle ossa dei santi che erano morti. Divorarono Racine. Divorarono Hamon che era stato il suo maestro. Le ossa nude furono trasportate con una carretta in una fossa comune al cimitero della vicina parrocchia di Saint Lambert, dove registrammo, per un’intera notte, duecentocinquant’anni più tardi, con Montse e Jordi, la musica sulla quale avevo concepito un piccolo libro.» [Pascal Quignard, da Sull'idea di una comunità di solitari, Analogon 2016]