«Il povero pazzo» di Hermann Bahr (CDclassico, genn. 2015, A.Bedetti)

La figura di Hugo Wolf, la cui definizione di maestro incontrastato di splendidi Lieder deve andare evidentemente stretta in quanto la sua dimensione musicale, grazie a opere come Der Corregidor, il Quartetto per archi in re minore e la Italienische Serenade, va ben oltre a quella di sublime liederista, risente ancora presso appassionati e musicofili di quella dimensione ammaliante di «artista pazzo», di genio toccato e annichilito dalla follia (così simile al percorso nietzschiano), che tanto affascina ma che allo stesso tempo così tanto svia dal corretto sentiero ermeneutico.

La fascinazione di ciò che degenera dal «sano» al «malato» (Goethe era solito affermare che tutto ciò che era sano era classico e tutto ciò che era malato era romantico) vede dunque nel compositore austriaco un suo rappresentante ideale, un artista che il filosofo e psichiatra Karl Jaspers avrebbe di certo incluso nella sfera della genialità che sfocia (inevitabilmente?) nel disagio e nello squilibrio psichici. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci pensa questa intelligente e necessaria scelta editoriale che presenta finalmente in lingua italiana un testo teatrale e alcune testimonianze dello scrittore, commediografo e critico teatrale austriaco Hermann Bahr, autore di una breve, ma densissima, opera teatrale che vide quale protagonista, sotto i fittizi panni di Hugo Heisst, lo stesso Hugo Wolf, ancor prima che a impossessarsi di questa incarnazione del binomio «genio-folle» fossero Romain Rolland (con il suo Jean Christophe) e, soprattutto, Thomas Mann con il mefistofelico Doktor Faustus, intitolata, tanto per ribadire quanto si è appena detto, Il povero pazzo. In bilico tra un naturalismo al tramonto e un albeggiante espressionismo, Hermann Bahr (vissuto tra il 1863 e il 1934) ha saputo fare da Caronte rispetto a questi due poli culturali, unendoli in un originale sincretismo teorico-letterario-artistico-musicale nel quale la figura di Wolf, del quale lo stesso Bahr fu amico, ebbe un ruolo non certo secondario. Grazie alla pièce teatrale e agli altri testi (dobbiamo al M° Erik Battaglia il merito di curatore di questo splendido libercolo, con un’ottima traduzione e una più che esaustiva e arguta introduzione) la figura di Hugo Wolf assume una connotazione più precisa, più focalizzata e, soprattutto, maggiormente inserita in quell’irripetibile clima culturale che fu la Vienna a cavallo tra i due secoli. Se ne Il povero pazzo il personaggio Heisst/Wolf viene calato in uno scenario teatrale che ha tutto il sapore del «Kammerspiel» di strindbergiana memoria (non per nulla a Strindberg Jaspers dedicò il suo celeberrimo testo Genio e follia), gli altri scritti di Bahr delineano e stagliano l’uomo Wolf in una dimensione che lo calano ineluttabilmente nel suo tempo storico e artistico. Di certo, un testo come quello di Bahr ha un merito indiscutibile: la follia che colpì Wolf a causa della sifilide non assurge al livello di una «malattia» che dev’essere trattata come tale, ma in quanto elemento fondante, inevitabile attraverso il quale il compositore austriaco avrebbe dovuto addentrarsi per «completarsi». Un testo indispensabile non solo per chi ama la musica di Hugo Wolf, ma soprattutto per chi vuole comprendere meglio un passaggio culturale, sociale, storico a dir poco epocale. (Andrea Bedetti)

 


Leggi l'articolo su CDclassico