«Tutte le mattine del mondo», Quignard, scrittore da scelte esistenziali molto dure e di talento narrativo pari alla grandezza di Sainte Colombe | Mescalina, febbr. 2017, Corrado Ori Tanzi

Sono pagine quelle di Quignard, scrittore da scelte esistenziali molto dure e di talento narrativo pari alla grandezza di Sainte Colombe, che ci riempiono gli occhi e dissetano il cuore.

Mescalina, febbraio 2017, Corrado Ori Tanzi

Il film da cui Alain Corneau trasse la storia lo ricordiamo bene. Lo abbiamo amato per due gigantesche interpretazioni (Gérard Depardieu e Jean-Pierre Marielle), per il corpo musicale così lontano dalla nostra rumorosa modernità e, forse soprattutto, per la parabola umana del protagonista, Monsieur de Sainte Colombe, il più grande e misterioso violista da gamba del diciassettesimo secolo.

Quella pellicola era tratta da un libro di Pascal Quignard, dall’omonimo titolo, Tutte Le Mattine Del Mondo. Frassinelli ne aveva comprato i diritti e ne riuscì a cavalcare l’onda. Poi se lo dimenticò e le nostre librerie per più di un decennio rimasero sprovviste di un testo che ogni amante della lettura non dovrebbe privarsi di leggere. E neanche una sola volta nella vita.

Per fortuna nel nostro Paese le persone intelligenti di pensiero e coraggiose d’azione non mancano. Come quelle che operano alle edizioni Analogon, casa editrice attenta alla letteratura e alla musica che oggi finalmente riporta alla luce il titolo.

Il compositore su cui è incentrato, Monsieur de Sainte Colombe, fu non solo un rivoluzionario della viola da gamba (a cui, tanto per citare solo l’invenzione più evidente, aggiunse la settima corsa, una corda di basso per dotarla di un suono ancora più grave) e neanche divenne un nome per essere il più ricercato maestro dello strumento e il più apprezzato esecutore. E nemmeno centrale nella sua storia furono i continui rifiuti che oppose a Luigi XIV che si sarebbe svenato e avrebbe fatto carte false pur di averlo a corte con tanto di parrucca, come riuscì invece con il suo allievo più celebre, Marin Marais (il re si vendicò con un bando che isolò Sainte Colombe da ogni minimo momento di vita pubblica).

Al centro di quest’uomo da “zero parole” ci fu la sua musica che soleva suonare anche per quindici ore chiuso in un capanno che si era costruito, senza mai pubblicare le sue partiture. L’unico sollievo per continuare a godere della compagnia dell’amatissima moglie morta in un giorno di primavera del 1650 quando lui era al capezzale di un amico.

Con essa la motivazione del suo suonare: suonare e comporre suonando per inserire nella ferita spazio-temporale che c’è tra questo mondo e quello dei defunti la propria voce e annunciare in mezzo alle lacrime e ai rimpianti il proprio imperituro amore. Perché a questo serve la musica. Non smettere di parlare per risvegliare chi ha ancora udito ma non più linguaggio.

Per fortuna dei posteri le composizioni che, per bocca dei suoi allievi, avevano scosso la curiosità e l’interesse (mai appagati) dei suoi contemporanei sono giunte a noi in tutta la loro oscura bellezza.

Sono pagine quelle di Quignard, scrittore da scelte esistenziali molto dure e di talento narrativo pari alla grandezza di Sainte Colombe, che ci riempiono gli occhi e dissetano il cuore. Uno stile semplice, lineare, alla Simenon si potrebbe dire, tanto questo testo potrebbe specchiarsi ne Il Viaggiatore Del Giorno Dei Morti dello scrittore belga, tanto per citare un titolo. Quignard-autore si cancella per mettere all’opera solo il Quignard-servo della storia. Un fantasma che firma un capolavoro. Penso che sarebbe piaciuto a Sainte Colombe. Che gli avrebbe offerto una cialda, riempito il bicchiere di vino e, senza guardarlo, ammesso ad ascoltarlo suonare la Tomba dei Rimpianti e vederlo tornare a farsi ombra.

Corrado Ori Tanzi

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Entrò nella vita dell’italiano comune e alieno ai suoni barocchi scarni ed essenziali all’inizio dell’ultima decade del secolo scorso grazie un magnifico film firmato da Alain Corneau e recitato da un gigantesco Gérard Depardieu e da un altrettanto immenso Jean-Pierre Marielle.
Un testamento narrativo più che un romanzo. Un messaggero della letteratura più che un semplice scrittore. Tutte Le Mattine Del Mondo, scritto col sangue di Pascal Quignard e illustrante la parabola terrena di Monsieur de Sainte Colombe, carne e ossa umane che hanno vestito uno spirito e un talento che di umano hanno avuto ben poco.

Il testo oggi, dopo un’assenza dalle nostre librerie durata più di un decennio, viene riproposto da Analogon, benemerita casa editrice che piano piano sta offrendo ai lettori l’intero prezioso catalogo dell’autore normanno.
Oggi ritorna a noi Sainte Colombe, il più ricercato maestro di viola da gamba in terra francese nel XVII secolo, rivoluzionario dello strumento, a cui inserì una nuova corda di basso per dotarla di una voce più sotterranea e un’intonazione più struggente, colui che perfezionò la tecnica dell’archetto alleggerendo la pressione della mano che esercitò solo sui crini con l’indice e il medio grazie a un virtuosismo stupefacente.

Uomo spigoloso, severo nel dare un’educazione e una prearazione alle due figlie, di pochissime parole, refrattario a ogni offerta che Luigi XIV gli fece per averlo sul libro paga (il quale alla fine reagì con un bando che lo isolò in aeternum), il più misterioso dei musicisti del Creato suonò una vita intera in un capanno per continuare a tener viva l’immagine di sua moglie, dalla cui morte nella primavera del 1650 non trovò mai diversa forma di consolazione.
Perché a questo gli serviva suonare. A rincorrere i rimpianti, tuffarsi nelle lacrime e far breccia nella ferita del tempo e dello spazio che divide noi dai morti per dar loro la possibilità di un’ultima parola che distenda i nervi e scenda sull’anima dei viventi come un balsamo. 

Ebbe come allievo il celeberrimo Marin Marais, diventato, con suo orrore, maestro alla corte reale e gran parrucca all’Académie Royale de Musique. «Vivrete circondato di musica, ma non sarete musicista», gli vaticinò prima del riavvicinamento finale, per marcare la differenza tra chi vive per la musica e chi con la musica, anche se è imperituro il nostro debito nei confronti di Marais, non fosse altro per essersi disteso e accucciato infinite volte accanto a quel capanno per memorizzare quelle che definiva “le arie più belle del mondo”, il cui autore non volle mai stampare e men che meno farne edizioni da sottoporre al giudizio del pubblico. E fu anche così che gemme oscure come quelle contenute nella Tomba dei Rimpianti sono giunte a noi.

E ci poteva essere solo un narratore urticante come Quignard per mettere in fila una dopo l’altra le parole in grado di raccontarci cosa fu questo lenitivo musicista. Scrittura simenoniana per chirurgica perfezione stilistica e sobrietà espressiva, assenza di ogni effetto estetico, linguaggio che si fa servo di una massacrante idea di vita autoimposta e che trasferisce in lemmi gli scorticati fonemi  di pochi accordi che questo gigante della musica estraeva da uno strumento massiccio suonato anche per quindici ore al giorno e che venivano scambiati dai suoi allievi per voce umana entrata nella stanza della lezione o sospiri e singhiozzi provenienti dalle vicinanze.

Sono pagine di una bellezza antica quelle di Quignard, che esprimono una voce ancestrale quanto il suono che servono e il signore che li inventò. Piene di una ricchezza che ci appare a prima vista lontanissima, visto quanto leva senza apparentemente mai aggiungere. Ma, che per nostra fortuna, tutti i giorni del mondo, da oggi anche grazie a questo delicato volume, continuerà a presentarsi a noi. - See more at: http://www.amadeusonline.net/speaker-corner/2017/tutte-le-mattine-del-mondo#sthash.bSZSLyUn.dpuf