Elio Battaglia, o lo sdoganatore del Lied | Il Giornale off, 22 sett. 2017, Mattia Rossi

scritti sul cantoL’incalcolabile merito di Battaglia fu quello di aver sdoganato, in Italia, il repertorio non melodrammatico: fu lui per primo, infatti, a promuovere, negli anni Settanta, il repertorio liederistico (fondando anche, nel 1973, la Scuola Superiore “Hugo Wolf” dedicata a cantanti liederistici e pianisti accompagnatori) e a eseguire pioneristicamente le ardite e moderne pagine dodecafoniche di Schoenberg e Berg. Erano gli anni nei quali, ricorda Battaglia stesso nel volume, «nei Conservatori italiani la parola Lied non doveva essere neanche pronunciata».

Un libro massiccio e rigoglioso, vera miniera per curiosare tra le pieghe del canto italiano e degli studi d’oltralpe trapiantati nel paese del melodramma grazie all’infaticabile genio di Battaglia.


I cantanti lirici – si sa, e lo sanno anche loro – sono tali in quanto “primedonne”. Negli ambienti musicali non si lesina sugli egocentrismi delle star (le barzellette si imparano in Conservatorio: Quanti cantanti lirici servono per cambiare una lampadina? Ne basta uno solo per tenerla ferma: è il mondo che gli gira attorno).

Umorismo a parte, il mondo del canto lirico italiano, tra i tanti giganti che di certo non mancano, ne vanta uno davvero unico: Elio Battaglia. Nato nel 1933 a Palermo, baritono, diplomato al Conservatorio di Venezia e laureato in Lied alla Hochschüle für Musik di Vienna, ha insegnato per oltre trent’anni al Conservatorio di Torino elevando la sua classe a una delle più rinomate e aggiornate d’Europa.

Di Battaglia, da pochi giorni, è uscito un volume che costituisce quasi le memorie del grande cantante italiano (vivente): Scritti sul canto (Analogon Edizioni, pagg. 330, euro 20, a cura di Dario Miozzi) è la raccolta degli scritti che Battaglia ha pubblicato tra gli anni Settanta e Novanta.

L’incalcolabile merito di Battaglia fu quello di aver sdoganato, in Italia, il repertorio non melodrammatico: fu lui per primo, infatti, a promuovere, negli anni Settanta, il repertorio liederistico (fondando anche, nel 1973, la Scuola Superiore “Hugo Wolf” dedicata a cantanti liederistici e pianisti accompagnatori) e a eseguire pioneristicamente le ardite e moderne pagine dodecafoniche di Schoenberg e Berg. Erano gli anni nei quali, ricorda Battaglia stesso nel volume, «nei Conservatori italiani la parola Lied non doveva essere neanche pronunciata». Il risultato, nota Battaglia, è che «il cantante italiano, complice l’ordinamento italiano, ha la licenza di ignorare il mondo della vocalità da camera tedesca». Sarebbe come dire che un pianista potrebbe tranquillamente evitare le Sonate di Beethoven o il Clavicembalo ben temperato di Bach. Impensabile. Per questo, «un cantante che non sappia distinguere lo stile e la tecnica di interpretazione da usare nell’eseguire un arioso di Mascagni o di Puccini e quella per affrontare un Lied di Schubert o Wolf non può essere considerato, alla luce delle esigenze attuali, un cantante completo».

All’attività artistica e didattica, Battaglia ha affiancato un’intensa attività divulgativa grazie a moltissimi saggi su riviste varie e che ora diventano di facile reperimento nel volume appena edito. A scorrere l’indice è possibile farsi un’idea della massima competenza musicale e musicologica di Battaglia artista, cantante, insegnante e critico musicale: nella prima sezione del libro compaiono i testi dedicati agli aspetti più tecnici della vocalità; nella seconda quelli incentrati sulla vita musicale italiana; nella terza parte alcuni brevi saggi su Mozart, Verdi, Wagner, Rossini e Schubert; infine, nella quarta parte, i ricordi e omaggi a colleghi, musicisti e direttori (davvero degne di nota le parole in onore della Callas: «Il rapporto con il libretto, nel canto di quella grande, veniva stravolto tal che ogni frase, ogni parola, ogni consonante sembravano storie raccontate all’istante per farci riflettere sulle miserie che allignano negli animi semplici. Ogni nota emessa dalla Callas costituiva un groviglio inesplicabile di oniriche tendenze»).

Un libro massiccio e rigoglioso, vera miniera per curiosare tra le pieghe del canto italiano e degli studi d’oltralpe trapiantati nel paese del melodramma grazie all’infaticabile genio di Battaglia.

Il Giornale off | Mattia Rossi