«Le scale di Chambord» di Pascal Quignard | Mescalina, febbr. 2018, Corrado Ori Tanzi

Le scale di ChambordIl libro s’intitola Le scale di Chambord. Lo scrisse nel 1989 uno dei più sulfurei letterati contemporanei francesi (ma in queste pagine molto poetico). Il suo nome è Pascal Quignard. In Italia è pubblicato da quel gioiello di impresa editoriale che risponde al nome di Analogon.

Mescalina, febbraio 2018, Corrado Ori Tanzi

Edouard Furfooz, mercante d’arte, collezionista bon viveur, avrebbe tutto, e probabilmente anche di più, per godersi dell’esistenza il cuore più maturo e gonfio di grandezza e piacere. L’intero pianeta è a sua disposizione per scovare come in una dinamica caccia al tesoro gli oggetti più insoliti e ricercati che “il tempo che fu” ha permesso al “tempo che è” di toccare, annusare, esporre, vendere e comprare. Il suo regno per un’automobilina, il volo a toccare il mento degli Dei per minuscole pitture sui coperchi di tabacchiere e orologi, l’intera magia di Sherazade per personaggi di latta che tengono la bocca aperta.

Edouard Furfooz, mercante d’arte, collezionista e bon viveur, potrebbe poi gioire dei suoi amori. Al plurale. Perché ha la fortuna di essere molto amato. Lui contraccambia, ma sempre in debito dello slancio con cui viene accolto e avvolto da donne innamorate nel profondo. C’è posto per loro nelle sue giornate che passano da Firenze per arrivare a Parigi e poi ripartire per Anversa, fermarsi a Tokyo, mettere le ali per New York e cenare in un posticino à la page in una Roma sempiterna. I guai incominciano quando le giornate non bastano più e la signora di turno vuole l’intero album.

Perché Edouard è legato a ben poche persone. Una di questa è la zia Ottilia che, un giorno, gli chiede un luogo ove potersi mettere il mondo alle spalle. Il posto c’è, una casa dalle parti del magnifico castello di Chambord, la perla della Loira, “casa” pure di Molière. Un patrimonio dell’umanità con uno scalone interno caratterizzato da due rampe a doppia elica in cui ci si vede senza potersi incontrare mai. La leggenda vuole che il disegno porti la firma di Leonardo Da Vinci. La storia di Edouard. Che quelle scale, da bambino in gita scolastica salì camminando al contrario.

Forse quello che deve tornare a fare Edouard, malinconico, isolato, algido. Circondato da un ambiente che lo riempie di attenzioni, lo tenta con il sentimento, lo irretisce col suo cicaleccio e lo stimola solo con le trattative per mettere le mani sull’ultimo oggetto riportato alla luce. Un salto a ritroso arpionando memorie del passato nel quale dondolare sopra l’abisso senza cadere. Proprio come nelle scale del castello di Chambord. Per modificare il proprio tragitto esistenziale e finalmente riuscire a incrociare gli altri. E magari imparare a riconoscerli.

P.S.: Per chiudere il cerchio. Il libro s’intitola Le scale di Chambord. Lo scrisse nel 1989 uno dei più sulfurei letterati contemporanei francesi (ma in queste pagine molto poetico). Il suo nome è  Pascal Quignard. In Italia è pubblicato da quel gioiello di impresa editoriale che risponde al nome di Analogon.

Pascal Quignard, Le scale di Chambord, Analogon, 374 pagg., 21 euro

Corrado Ori Tanzi